• Utente del mese: Armin BarducciBlog: RestituzionePrimo post: Agosto 2009

Ogni mese sul blog dello staff dedichiamo un piccolo spazio ad uno dei nostri utenti. Oggi è il turno di Armin.
Armin Barducci è un fumettista e vive a Bolzano, dove fa un sacco di cose: insegna presso la scuola di fumetto, lavora con i ragazzi del centro Charlie Brown e soprattutto disegna. Gli abbiamo fatto un po’ di domande.

Qual è stato il primo fumetto che hai disegnato?

Il primissimo fumetto che ho fatto risale al 11.11.1988 e narrava l’avventura “Incontro di Boxe” del “Piccolo Cinesino”. Costui era un piccolo asiatico con un solo capello in testa che in un incontro di boxe menava di santa ragione il suo avversario. Un giorno un amico di gioventù di mia madre fece un’improvvisata a casa nostra portando in dono metri e metri di vecchia carta da stampante (quella con i fori). Io utilizzai questa carta per fare le avventure del Piccolo Cinesino, che puntualmente finivano con un autoparlante che spuntava all’improvviso da un angolo del foglio per annunciare la vittoria dell’eroe asiatico. Mi divertivo molto, mi sfogavo. Ora che ho a che fare con tantissimi bambini scopro che la creazione di un personaggio invincibile che mena tutti e che vince su tutti è cosa alquanto banale. Lo fanno il 90% dei bambini. Le bambine invece no, loro sono più variegate, magari un po più ordinarie, ma più sensate nelle storie. I maschi devono sempre spaccare tutto.
 La storia “incontro di Boxe” del Piccolo Cinesino è stata pubblicata qui.

Quale sarà invece il tuo prossimo progetto?

Ho davvero tanti progetti in corso e si suddividono in quelli che devo promuovere in continuazione (le pubblicazioni cartacee), quelli in corso da una vita (creazione di mille mila mostri), quelli su commissione (festival e spettacoli) e quelli che tanto desidererei fare e che non riesco per mancanza di tempo (ho un archivio di progetti criogenizzati). Comunque, il progetto più vicino e che durerà più di un anno sarà composto da una serie di laboratori di fumetto giornalistico, diario di viaggio e di recupero della memoria storica in Bosnia. Farò all’incirca tre viaggi in Bosnia tenendo un diario di viaggio disegnato (per lo più a fumetto), fotografie e un geoblog per documentare il tutto. Una volta lì lavorerò con un gruppo di ragazzi bosniaci che verranno seguiti anche dalla mia collega Chiara Visca (con la quale faccio molti laboratori e spettacoli di visual-storytelling). Infine il materiale verrà trattato in post produzione e cercherò di creare una pubblicazione con le mie esperienze e quelle dei ragazzi con i quali lavorerò sul posto. Partirò per il primo viaggio tra pochi giorni (da quest’intervista).

Una volta tornato, in Ottobre, verrà anche pubblicato un altro progetto (di un anno fa) di un mio viaggio in Kosovo (il fumetto verrà colorato dal colorista Nicola Righi).

Tu sei molto impegnato con progetti educativi e di formazione per ragazzi: qual è l’aspetto più interessante dell’introdurre i fumetti ai bambini?

Che loro sono ancora privi dallo spurio del mondo degli adulti. La loro fantasia è genuina, vola, non la ferma nessuna. Abbiamo tanto da imparare dalla loro libertà (imparare ma mai rubare. Sarebbe una cosa spregevole). Il fumetto in sé è un mezzo poliedrico, a 360°, che tocca tantissime discipline. Per questo ha ancora appiglio sui ragazzi. Si possono esprime in tantissime forme diverse, sono liberi di scegliere quale approccio adottare, cosa raccontare e liberi di giocare al “divin gioco della creazione”.

Parlando di autoproduzioni: credi che il web venga in aiuto ai giovani autori che vogliono mostrare il loro lavoro ad un pubblico più ampio di quello delle fanzine? Hai dei consigli per loro?

Quando una decina d’anni fa ho letto “Reinventare il fumetto” di Scott McCloud ritenevo le sue teorie sull’ipotetico futuro del mezzo fumetto sul web una cosa molto interessante, ma un po’ esagerata. La carta deve rimanere, pensavo convinto. Poi il web si è evoluto e le sue teorie sono diventate più che applicabili, ma il mondo del fumetto è il regno dell’ottusità. Credo che il mezzo fumetto, un mezzo popolare, abbia da sempre sofferto di non essere considerato un mezzo “alto” d’espressione artistica. Sempre messo in punizione, sempre relegato a lettura per bambini e/o da gabinetto - insomma, per bambini che fanno la cacca. Inoltre il mezzo ha avuto la malaugurata idea di ancorarsi ad un supporto che diventerà sempre più costoso nella sua produzione e diffusione: la carta. Ok, potrei andare avanti ore ed ore, pagine e pagine su questo argomento, ma cercherò di non divagare - scusate, deformazione da insegnate e disperato disegnatore che ancora si arrabbia del perchè il mondo del fumetto cartaceo è un disastro.

Il web aiuta, ma ci sono da considerare ben due fattori. Il primo che il web è in continua trasformazione e che i giovani autori devono saper produrre cose sempre più ricercate, interessanti, particolari. Inoltre devono conoscere benissimo tutti i “luoghi” della rete. Come funzionano i social network, le piattaforme, quali sono quelli che funzionano, come usarli al meglio per promuoversi e quali sono quelli in declino per non rimanere ancorati a sistemi morenti. La seconda cosa da considerare è la costanza e la regolarità. Senza quella è inutile che apri un blog, che partecipi ad un social network. Postare una volta a mese è come essere invisibili. Bisogna avere un piano, un’organizzazione dei post, conoscere i giorni della settimana, l’affluenza dei visitatori, le ore migliori e soprattutto bisogna scegliere un approccio. Serve tanto impegno, metodo ed organizzazione. 

Web comic preferito (se ne hai uno)?

Sembrerà strano ma non ce l’ho più. Adoravo “A modest destiny”, ma non viene più fatto. 

Cosa ti piace di Tumblr?

La sua bulimia ed il suo linguaggio per lo più visivo.

Quali sono i tuoi blog preferiti su Tumblr?

Skiribilla, un’amica che adora raccogliere le malefatte visive di noi operatori del mondo cartaceo illustrato; Yomo e il suo continuo parlare; Oxane, che mi da una buona panoramica sui collage; Fantagraphic, casa editrice per la quale ho più che un debole; Picchu che mi mostra buone nuove dal mondo della Street Art; ed Inspiring Illustration, meraviglioso per le illustrazioni.

    Utente del mese: Armin Barducci
    Blog: Restituzione
    Primo post: Agosto 2009

    Ogni mese sul blog dello staff dedichiamo un piccolo spazio ad uno dei nostri utenti. Oggi è il turno di Armin.
    Armin Barducci è un fumettista e vive a Bolzano, dove fa un sacco di cose: insegna presso la scuola di fumetto, lavora con i ragazzi del centro Charlie Brown e soprattutto disegna. Gli abbiamo fatto un po’ di domande.

    Qual è stato il primo fumetto che hai disegnato?

    Il primissimo fumetto che ho fatto risale al 11.11.1988 e narrava l’avventura “Incontro di Boxe” del “Piccolo Cinesino”. Costui era un piccolo asiatico con un solo capello in testa che in un incontro di boxe menava di santa ragione il suo avversario. Un giorno un amico di gioventù di mia madre fece un’improvvisata a casa nostra portando in dono metri e metri di vecchia carta da stampante (quella con i fori). Io utilizzai questa carta per fare le avventure del Piccolo Cinesino, che puntualmente finivano con un autoparlante che spuntava all’improvviso da un angolo del foglio per annunciare la vittoria dell’eroe asiatico. Mi divertivo molto, mi sfogavo. Ora che ho a che fare con tantissimi bambini scopro che la creazione di un personaggio invincibile che mena tutti e che vince su tutti è cosa alquanto banale. Lo fanno il 90% dei bambini. Le bambine invece no, loro sono più variegate, magari un po più ordinarie, ma più sensate nelle storie. I maschi devono sempre spaccare tutto. La storia “incontro di Boxe” del Piccolo Cinesino è stata pubblicata qui.

    Quale sarà invece il tuo prossimo progetto?

    Ho davvero tanti progetti in corso e si suddividono in quelli che devo promuovere in continuazione (le pubblicazioni cartacee), quelli in corso da una vita (creazione di mille mila mostri), quelli su commissione (festival e spettacoli) e quelli che tanto desidererei fare e che non riesco per mancanza di tempo (ho un archivio di progetti criogenizzati). Comunque, il progetto più vicino e che durerà più di un anno sarà composto da una serie di laboratori di fumetto giornalistico, diario di viaggio e di recupero della memoria storica in Bosnia. Farò all’incirca tre viaggi in Bosnia tenendo un diario di viaggio disegnato (per lo più a fumetto), fotografie e un geoblog per documentare il tutto. Una volta lì lavorerò con un gruppo di ragazzi bosniaci che verranno seguiti anche dalla mia collega Chiara Visca (con la quale faccio molti laboratori e spettacoli di visual-storytelling). Infine il materiale verrà trattato in post produzione e cercherò di creare una pubblicazione con le mie esperienze e quelle dei ragazzi con i quali lavorerò sul posto. Partirò per il primo viaggio tra pochi giorni (da quest’intervista).

    Una volta tornato, in Ottobre, verrà anche pubblicato un altro progetto (di un anno fa) di un mio viaggio in Kosovo (il fumetto verrà colorato dal colorista Nicola Righi).

    Tu sei molto impegnato con progetti educativi e di formazione per ragazzi: qual è l’aspetto più interessante dell’introdurre i fumetti ai bambini?

    Che loro sono ancora privi dallo spurio del mondo degli adulti. La loro fantasia è genuina, vola, non la ferma nessuna. Abbiamo tanto da imparare dalla loro libertà (imparare ma mai rubare. Sarebbe una cosa spregevole). Il fumetto in sé è un mezzo poliedrico, a 360°, che tocca tantissime discipline. Per questo ha ancora appiglio sui ragazzi. Si possono esprime in tantissime forme diverse, sono liberi di scegliere quale approccio adottare, cosa raccontare e liberi di giocare al “divin gioco della creazione”.

    Parlando di autoproduzioni: credi che il web venga in aiuto ai giovani autori che vogliono mostrare il loro lavoro ad un pubblico più ampio di quello delle fanzine? Hai dei consigli per loro?

    Quando una decina d’anni fa ho letto “Reinventare il fumetto” di Scott McCloud ritenevo le sue teorie sull’ipotetico futuro del mezzo fumetto sul web una cosa molto interessante, ma un po’ esagerata. La carta deve rimanere, pensavo convinto. Poi il web si è evoluto e le sue teorie sono diventate più che applicabili, ma il mondo del fumetto è il regno dell’ottusità. Credo che il mezzo fumetto, un mezzo popolare, abbia da sempre sofferto di non essere considerato un mezzo “alto” d’espressione artistica. Sempre messo in punizione, sempre relegato a lettura per bambini e/o da gabinetto - insomma, per bambini che fanno la cacca. Inoltre il mezzo ha avuto la malaugurata idea di ancorarsi ad un supporto che diventerà sempre più costoso nella sua produzione e diffusione: la carta. Ok, potrei andare avanti ore ed ore, pagine e pagine su questo argomento, ma cercherò di non divagare - scusate, deformazione da insegnate e disperato disegnatore che ancora si arrabbia del perchè il mondo del fumetto cartaceo è un disastro.

    Il web aiuta, ma ci sono da considerare ben due fattori. Il primo che il web è in continua trasformazione e che i giovani autori devono saper produrre cose sempre più ricercate, interessanti, particolari. Inoltre devono conoscere benissimo tutti i “luoghi” della rete. Come funzionano i social network, le piattaforme, quali sono quelli che funzionano, come usarli al meglio per promuoversi e quali sono quelli in declino per non rimanere ancorati a sistemi morenti. La seconda cosa da considerare è la costanza e la regolarità. Senza quella è inutile che apri un blog, che partecipi ad un social network. Postare una volta a mese è come essere invisibili. Bisogna avere un piano, un’organizzazione dei post, conoscere i giorni della settimana, l’affluenza dei visitatori, le ore migliori e soprattutto bisogna scegliere un approccio. Serve tanto impegno, metodo ed organizzazione.

    Web comic preferito (se ne hai uno)?

    Sembrerà strano ma non ce l’ho più. Adoravo “A modest destiny”, ma non viene più fatto.

    Cosa ti piace di Tumblr?

    La sua bulimia ed il suo linguaggio per lo più visivo.

    Quali sono i tuoi blog preferiti su Tumblr?

    Skiribilla, un’amica che adora raccogliere le malefatte visive di noi operatori del mondo cartaceo illustrato; Yomo e il suo continuo parlare; Oxane, che mi da una buona panoramica sui collage; Fantagraphic, casa editrice per la quale ho più che un debole; Picchu che mi mostra buone nuove dal mondo della Street Art; ed Inspiring Illustration, meraviglioso per le illustrazioni.